Storie

Che ci fa un gabbiano gigante alle spalle del giornalista? Se lo sono sicuramente chiesti migliaia di spettatori australiani vedendo l’enorme volatile apparire improvvisamente in video durante il telegiornale delle sei sull’emittente Channel Nine. Il giornalista Peter Hitchiner era intento a riportare la tragica notizia di un omicidio avvenuto poche ore prima in città, quando dietro di lui un gabbiano «gigante» ha iniziato a passeggiare passando tranquillamente da una parte all’altra del teleschermo. Una scena che forse a molti ha richiamato alla mente qualche scena del film «Gli uccelli» di Alfred Hitchcock. In questo caso, però, si è trattato solo di un effetto ottico: l’uccello si è messo per un attimo davanti all’obiettivo della telecamera di studio che in quel momento inquadrava la città di Melbourne, creando così la bizzarra quanto divertente illusione. VIDEO

Birmania: in volo sulla catastrofe

Maggio-agosto 2006. All fine di maggio, durante un passeggiata con un amico, abbiamo trovato un pulcino di gabbiano reale caduto da una scogliera della Riviera del Conero. Grazie a Stella, una poiana che è rimasta con me per due anni, e all’esperienza acquisita con Angelo D’Arrigo durante il suo progetto di reintroduzione di aquile nepalesi nel parco dell’Himalaya, ho deciso di raccogliere il piccolo e di nutrirlo per reintrodurlo, poi, nel suo ambiente naturale. Dopo il suo primo mese di vita ho cominciato a portare Jonathan con me durante i miei voli in parapendio. Avrei tentato, nonostante sapessi che l’imprinting filiale da parte dell’uomo sul gabbiano ha una breve durata, di imitare una mamma-gabbiano che lo stimolasse a volare ed a nutrirsi, con la speranza che, una volta diventato adulto, Jonathan potesse ricongiungersi ad una delle numerose colonie presenti sulla Riviera. Con grande sorpresa, Jonathan ha cominciato a seguirmi in aria fin dai suoi primi voli. E’ rimasto con me per tutta l’estate, finchè a fine agosto, durante il nostro ultimo volo al Conero, l’ho visto allontanarsi verso sud, seguendo uno stormo di gabbiani reali. Achille Cesarano

“(…) L’aceddro, che distava ’na trentina di passi dalla verandina, di certo era morto. Ma po’, mentri che Montalbano lo stava a taliare, ebbi come un fremito, si rizzò faticanno sulle zampe, s’inclinò tutto da un lato, raprì una sula ala, quella cchiù vicina alla rina, e si mise a firriare su se stesso, mentre la punta dell’ala gli addisignava un circolo torno torno e il becco stava isato verso il cielo in una posa innaturale che gli faciva il collo tutto storto. Ma che stava facenno, abballava? Abballava e cantava. Anzi no, non cantava, il sono che gli nisciva fora dal becco era roco, dispirato, pariva che addimannava aiuto. E ogni tanto, sempri firrianno, addrizzava il collo tendendolo in alto fino all’inverosimili e col becco ora faciva avanti e narrè, parivano un vrazzo e ’na mano che volivano posari qualichi cosa in àvuto e non ci arriniscivano. Montalbano in un vidiri e svidiri scinnì supra la pilaja e gli arrivò a un passo. Il gabbiano manco fici ’nzinga di averlo viduto, ma subito appresso il sò firriare principiò a farisi incerto, sempre cchiù traballiante e alla fine l’aceddro, doppo un sono altissimo che parse umano, perso l’appojo dell’ala, s’accasciò di lato e morì. «Ha abballato la so morti»—pinsò il commissario, ’mpressionato da quello che aviva appena viduto. Ma non voliva lassarlo ai cani, alle formicole. (…)” Andrea Camilleri “Danza del gabbiano”

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